L’altopiano si eleva rapidamente dalla sottostante pianura veneto-friulana a oltre i 1.000 m d’altitudine: si tratta invero di una conca “coronata” da alcune cime rocciose: a sud-ovest il Costa, la Cima Valsotta, il Millifret e il Pizzoc, che lo dividono dalla Val Lapisina, ad est il gruppo del Cavallo, oltre il quale si trova il Piancavallo.

Sono presenti vari fenomeni di origine carsica, in particolar modo doline e inghiottitoi: i più celebri sono il Bus de la Lum, il Bus della Genziana e l’Abisso del Col della Rizza i quali sono profondi rispettivamente -180, -585 e -794 metri.

Quasi tutto il suo territorio è ricoperto da selve che prendono nell’insieme il nome di bosco o Foresta del Cansiglio: predomina soprattutto la faggeta, autoctona, sviluppatasi su substrati carbonatici, ma sono presenti ampiamente specie non autoctone, come le aghifoglie (soprattutto abete rosso).

Le particolarità climatiche della conca, inoltre, fanno sì che la distribuzione delle specie vegetali sia invertita, per cui piante tipiche degli ambienti più freddi si trovano a basse altitudini e viceversa. Di grande effetto visivo è la presenza in primavera di una estesa fioritura nemorale di anemone, sotto la faggeta. Vasti spazi, ubicati soprattutto nella conca, sono adibiti a pascolo e ancor oggi vi si pratica la pastorizia (ovini e bovini soprattutto).

Numerose punte di selce fanno risalire le prime presenze umane ad oltre 10.000 anni fa, quando l’altopiano era utilizzato come riserva di caccia.

Il Cansiglio non è citato né nei testi di età romana, né in quelli altomedioevali. La prima menzione risale al 923: in un diploma, l’imperatore Berengario I donava al vescovo di Belluno alcuni territori nei dintorni del Cansillo.

Nel 1185, invece, papa Lucio III ribadisce in una bolla i precedenti diritti riferendosi anche al Campum silium. Sulla base di ciò, l’ipotesi più accreditata fa derivare il toponimo da campum in riferimento ad uno spazio coltivato o adibito a pascolo, e concilium, termine latino medievale che indicava non solo un’assemblea locale, ma anche i terreni di uso comune. Si ritiene infatti che le risorse del Cansiglio fossero liberamente sfruttabili da tutta la comunità locale sin dall’epoca longobarda.

Altre supposizioni, mantenendo la radice campum, lo mettono in relazione al latino silva (selva, bosco) o al nome di personaggio di epoca romana di spicco, forse un proprietario terriero.

In seguito il Cansiglio fu amministrato dalle regole d’Alpago e queste, nel 1404, passarono con Belluno alla Serenissima. Nel 1548 la Repubblica di Venezia vi insediò un Capitano Forestale che controllasse attentamente lo sfruttamento delle risorse boschive, utili soprattutto alla realizzazione di remi.

La cosa ostacolò particolarmente le attività tradizionali, basate sulla pastorizia, e le continue lamentele dei locali portarono alla creazione del Mezzomiglio, un’area dove era permesso il pascolo. In seguito furono emanati provvedimenti sempre meno rigidi, cosa che tuttavia provocò il degrado della foresta.

A titolo di curiosità ed a testimonianza dell’enorme importanza della zona boschiva per la Serenissima: di ogni albero veniva annotata l’età e la previsione di taglio; erano previste pene severe per i trasgressori; inoltre, era legislativamente statuito che la figlia del guardaboschi del Cansiglio, pur non appartenendo alla nobiltà, potesse maritarsi con l’aristocrazia veneziana.

Caduta Venezia, nel 1797, il bosco decadde ulteriormente perché del tutto indifeso e preda di abusi e sciacallaggi. Passato poi al Regno d’Italia, il Cansiglio divenne proprietà demaniale.